Weekend in
Sardegna
Da La Maddalena a Carloforte: rotte esclusive al nord e al sud dell'isola
Duemila chilometri di costa. Granito rosa e basalto nero, spiagge di quarzo bianco e lagune di fenicotteri, scogliere a picco sull'abisso e calette invisibili da terra. La Sardegna è tante isole in una, e ognuna di queste richiede un approccio diverso, una barca diversa, un tempo diverso.
Al nord, l'Arcipelago della Maddalena e la Costa Smeralda compongono uno dei più spettacolari sistemi insulari d'Europa: sedici isole di granito rosa dove l'acqua cambia colore ogni cinquanta metri, dalle Bocche di Bonifacio alle spiagge di Budelli. Al sud, un mondo opposto: Cagliari con il suo lungomare urbano, le distese di Chia e di Tuerredda, il Sulcis con Carloforte — enclave ligure in terra sarda — e le miniere d'argento di Porto Flavia a picco sul Mediterraneo.
Un Maxi-Rib Magazzù non sceglie tra nord e sud. Li raccoglie entrambi.
"Il mare della Sardegna è considerato uno dei più belli al mondo. Circondato da poetiche spiagge incontaminate e piccole baie selvagge, offre ai navigatori una libertà assoluta che nessun'altra costa italiana può eguagliare."
Sardegna del Nord:
granito, smeraldo e Bocche di Bonifacio
Il Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena custodisce sedici isole di granito rosa cesellate dal maestrale in millenni: forme zoomorfe, archi naturali, scogli che sembrano sculture. Budelli con la sua leggendaria Spiaggia Rosa — protetta e visibile solo via mare — Spargi con Cala Corsara e i relitti romani sul fondale, Caprera dove Garibaldi scelse di morire contadino, Santa Maria e Razzoli ai bordi delle Bocche. Più a sud, la Costa Smeralda ha trasformato Porto Cervo in una delle destinazioni del jet set internazionale senza però cancellare la bellezza selvaggia che la circonda: il Golfo del Grande Pevero, le spiagge di Liscia Ruja, gli scogli di fronte a Capriccioli.
A est, l'Isola di Tavolara si alza dal mare come una cattedrale di calcare bianco, visibile da ogni punto della baia di Olbia. Attorno, tra San Teodoro e Golfo Aranci, le cale di Cala Brandinchi e Lo Impostu vantano acque di trasparenza oceanica. Il tutto, a distanze che un Maxi-Rib copre in pochi minuti.
Tappe imperdibili · Sardegna del Nord
- Budelli · Spiaggia Rosa — La spiaggia più famosa del Mediterraneo: sabbia rosa da frammenti di corallo, visibile solo da mare
- Caprera · Cala Coticcio — La «Tahiti della Sardegna»: acque bicolori dal turchese al blu profondo, accessibile solo via mare
- Spargi · Cala Corsara — Sabbia bianca su fondale di granito; nelle vicinanze, un relitto di nave romana del I sec. a.C.
- Porto Cervo · Golfo del Grande Pevero — La baia dei megayacht, con l'isolotto di Li Nibani e il Piccolo Pevero di acque turchesi
- Tavolara — La montagna calcarea che sorge dal mare; il piccolo regno privato con il cimitero dei re; fondali per immersioni d'eccellenza
- Passo della Moneta — Lo stretto canale tra La Maddalena e Caprera: acque cristalline, correnti leggere, paesaggio irreale
Sardegna del Sud:
dune, fenicotteri e Sulcis minerario
Il sud della Sardegna è un mondo opposto al nord per morfologia, atmosfera e persino per il colore del mare. La costa meridionale scende da Cagliari verso ovest con spiagge di sabbia finissima alternate a scogliere calcaree, lagune con i fenicotteri rosa, torri spagnole del Seicento che punteggiano ogni promontorio. Chia è il punto di arrivo dei sogni: le dune alte che scendono sul mare, la torre aragonese che sorveglia il tramonto, le acque di Su Giudeu che cambiano colore con il vento.
Più a ovest, dopo Capo Teulada — il punto più meridionale della Sardegna — si entra nell'arcipelago del Sulcis: Sant'Antioco, la più grande isola della Sardegna dopo quella principale, e San Pietro con Carloforte, il borgo ligure fondato dai pescatori di corallo di Pegli nel 1738. Qui si parla ancora il dialetto tabarchino, si mangia il tonno alla carlofortina e si beve il Carignano del Sulcis. Più a nord, la Costa Verde custodisce Porto Flavia — la galleria mineraria scavata a picco sul mare — e il Pan di Zucchero, il faraglione bianco che emerge dal Mediterraneo come un dente di gigante.
Tappe imperdibili · Sardegna del Sud
- Chia · Su Giudeu — La spiaggia più spettacolare del sud: dune altissime, stagno con fenicotteri, acque di colore impossibile
- Tuerredda — La piscina naturale turchese di fronte all'isolotto, raggiungibile solo via mare o con una lunga discesa a piedi
- Carloforte · Isola di San Pietro — Il borgo ligure in Sardegna: carruggi, pasta al pesto di tonno, Carignano del Sulcis, faraglioni delle Colonne
- Porto Flavia — La galleria mineraria a picco sul mare costruita nel 1924; una delle opere ingegneristiche più audaci d'Italia
- Pan di Zucchero — Il faraglione più alto del Mediterraneo dopo il Faraglione di Capri: 73 metri di calcare bianco, grotte marine, fondali leggendari
- Porto Pino — Le dune bianche di sabbia e pino d'Aleppo; il piccolo porto di pescatori raggiungibile solo via mare o via duna
ogni costa ha il suo Magazzù
Al nord, le distanze ravvicinate tra le isole dell'arcipelago privilegiano i modelli della Premium Collection, agili e veloci tra scoglio e scoglio. Al sud, la navigazione di costa richiede autonomia e comfort: i modelli Signature garantiscono la serenità delle traversate più lunghe, da Cagliari a Carloforte e oltre.
Sardegna del Nord
Arcipelago della Maddalena · Costa Smeralda · Tavolara
La Maddalena, Budelli e Spargi:
il cuore dell'arcipelago
L'MX-11 Spider è la barca dell'arcipelago: le sedici isole della Maddalena distano poche miglia l'una dall'altra, i canali tra gli scogli richiedono manovrabilità più che autonomia, e la configurazione open permette di vivere ogni caletta come una piscina privata. Da Palau, a cinque minuti di navigazione, l'arcipelago si apre come un libro di fiabe.
Si salpa dal porto di Palau, di fronte alla Roccia dell'Orso, il monolite di granito che il maestrale ha scolpito in secoli di vento nel simbolo della Gallura. L'uscita verso La Maddalena avviene attraverso il Passo della Moneta: il canale tra l'isola principale e Caprera, dove l'acqua è così chiara da vedere il fondale a sei metri di profondità.
Si circumnaviga il versante occidentale dell'isola. Cala Spalmatore è la più riparata dal maestrale: acque calme, fondo di sabbia bianca, macchia mediterranea che scende fino all'acqua. Poi Bassa Trinità, la spiaggia icona dell'isola: sabbia bianca come polvere, acque colore acquamarina, silenzio rotto soltanto dai gabbiani.
Spargi è la terza isola per dimensioni, la prima per sorprese subacquee. Cala Corsara accoglie con sabbia bianca e acqua verde smeraldo in una cala raccolta tra gli scogli di granito. Poco al largo, il relitto romano del I secolo a.C. giace a trenta metri di profondità con le anfore ancora allineate sul fondo. Visibile con maschera e pinne nelle prime ore del mattino, quando l'acqua è più limpida.
Budelli è la meta più ambita dell'intero Mediterraneo settentrionale. La Spiaggia Rosa — la sua sabbia colorata di rosa dai frammenti di Miliolidae, un foraminifero marino — è protetta e non calpestabile. Si ancora di fronte, si osserva da bordo o con la maschera, e si capisce perché Folco Quilici la definì «la spiaggia più bella del mondo».
Santa Maria e Razzoli sono le isole più settentrionali dell'arcipelago: guardano verso la Corsica e le Bocche di Bonifacio. Le loro coste di granito rosa entrano nelle acque turchesi creando contrasti di colore che sembrano filtrati in digitale. Si ancora nel canale tra le due isole, si nuota, si aspetta il tramonto. Pochi luoghi al mondo offrono questa combinazione.
Il secondo giorno è per Caprera, l'isola di Garibaldi. Cala Coticcio — la «Tahiti della Sardegna» — è raggiungibile solo via mare: uno stretto varco tra gli scogli apre su una piscina naturale dove l'acqua è turchese brillante da un lato e blu profondo dall'altro, quasi la linea di separazione fosse disegnata da un architetto. Si torna a Palau nel pomeriggio con la coscienza di aver vissuto qualcosa di irripetibile.
"Budelli fu acquistata nel 1994 da un neozelandese con 3 miliardi di lire. Nel 2016 il Parco Nazionale la riacquistò e la riaprì a navigatori e sub. La Spiaggia Rosa è di tutti — ma si vede solo da mare."
Costa Smeralda, Porto Cervo e Tavolara:
il jet set e l'isola-montagna
L'MX-13 Gran Coupé vive a suo agio tra Porto Cervo e Tavolara: abbastanza elegante per l'ormeggio in Costa Smeralda, abbastanza performante per la navigazione aperta verso l'isola-montagna che domina il golfo di Olbia. La protezione del coupé è preziosa quando il maestrale porta i 20 nodi tipici di questi tratti di costa.
Porto Cervo, progettato negli anni Sessanta dall'Aga Khan IV come modello di urbanistica mediterranea, è ancora oggi uno dei porti più esclusivi al mondo: le terrazze bianche, le boutique di lusso, lo Yacht Club Costa Smeralda. Si salpa con la soddisfazione di chi sa che, a poche miglia, il mare è identico a quello dei traghetti, ma tutto il resto non lo è.
A sud di Porto Cervo, il Golfo del Grande Pevero è una baia enorme dove i megayacht trovano rifugio. Il Piccolo Pevero, stretto e protetto, ha acque turchesi straordinariamente limpide contornate da scogli granitici. L'isolotto di Li Nibani — «i gabbiani» in gallurese — è sormontato da una colonia rumorosa e colorata.
Il versante sud-est della Costa Smeralda nasconde le spiagge più belle: Liscia Ruja, con la sua sabbia fine e rossa di quarzo, e Capriccioli con le tre cale separate dagli scogli. Si naviga lentamente, si fotografa, si scende a fare il bagno. La luce del pomeriggio sulla roccia di granito rosa è tra le più fotogeniche del Mediterraneo.
Da Portisco si punta verso est: quindici miglia di navigazione aperta conducono alla base di Tavolara, la montagna calcolare bianca che si alza per 565 metri dal livello del mare. L'isola è uno dei siti di immersione più spettacolari del Mediterraneo centrale: il fondale scende verticalmente fino a ottanta metri, le gorgonie rosse tappezzano le pareti.
Tavolara è tecnicamente un regno privato: nel 1836 Carlo Alberto di Savoia incontrò il pastore Paolo Bertoleoni e lo riconobbe Re dell'isola. I discendenti della famiglia esistono ancora. Si ancora nella piccola ansa sul versante sud, si scende a terra al bar-ristorante dei Bertoleoni, si beve un Mirto con gli eredi del re più piccolo del mondo. Si torna a Portisco nel pomeriggio.
"La Costa Smeralda prende il nome dal colore del mare. Ma quel colore cambia ogni ora del giorno e ogni stagione dell'anno — e lo si capisce davvero solo su una barca, a mezz'ora dai pontili."
Sardegna del Sud
Golfo degli Angeli · Sulcis · Carloforte · Costa Verde
Cagliari, Chia e Tuerredda:
le spiagge impossibili del sud-ovest
L'MX-12 Gran Sport apre la navigazione sul Golfo degli Angeli con la stessa determinazione con cui si attacca una pista da sci: Cagliari scompare rapidamente alle spalle e le spiagge del sud-ovest arrivano una dopo l'altra come le stazioni di un rosario di meraviglie. Chia, Tuerredda, Capo Malfatano: ognuna è la più bella del mondo, fino alla successiva.
Si salpa dal porto di Cagliari con il profilo del Castello medievale che si allontana alle spalle. Il Golfo degli Angeli si apre verso ovest: a sinistra lo Stagno di Molentargius con i fenicotteri rosa visibili dalla barca, a destra la Spiaggia del Poetto — otto chilometri di sabbia bianca fine — che finisce a Capo Sant'Elia. Si accelera verso il largo.
La prima sosta è davanti a Nora: l'unica città fenicio-punica-romana ancora in situ sulla costa sarda, con i resti del teatro, le terme e il foro che emergono dal promontorio e in parte sono sommersi dal mare. Si ancora di fronte, si scende a terra, si cammina tra le colonne di duemila anni fa con il rumore del surf sullo sfondo. Santa Margherita di Pula accoglie con una delle più lunghe spiagge del sud.
Chia è la destinazione icona del sud sardo. Su Giudeu — «dell'acqua dolce» — è la spiaggia più famosa: la laguna alle spalle con i fenicotteri rosa, le dune altissime di sabbia bianca sorrette dai ginepri, l'acqua che cambia dal verde al turchese al blu nel giro di duecento metri. La torre aragonese che domina il promontorio completa un panorama che sembra inventato da un regista.
Doppiato Capo Spartivento — la scenografica scogliera a picco sul mare — si raggiunge Tuerredda: la piscina naturale turchese con l'isolotto di fronte accessibile solo via mare o con una discesa a piedi di trenta minuti su un sentiero di roccia. L'acqua è quella di un laguna tropicale. Si ancora, si nuota, si resta. Non c'è bar, non c'è affitto lettini: c'è solo il mare.
Il secondo giorno inizia con Capo Malfatano: a nord del capo, un piccolo fiordo naturale riparato dal maestrale offre un ancoraggio protetto con acque di acquamarina e pini d'Aleppo che scendono sull'acqua. È uno dei posti più belli e meno frequentati del Mediterraneo meridionale. Si rientra a Cagliari nel pomeriggio.
"La zona tra Capo Malfatano e Capo Teulada include un'area del poligono NATO che preserva la balneazione e mantiene la costa in uno stato di incontaminata bellezza: paradossalmente, la presenza militare l'ha salvata."
Sant'Antioco, Carloforte e il Pan di Zucchero:
il Sulcis dei navigatori
L'MX-14 Classic è la barca del Sulcis: spazio per il gruppo, coperta ampia per le lunghe soste alle ancora, autonomia per esplorare il periplo completo di San Pietro e arrivare fino al Pan di Zucchero e a Porto Flavia. Questo itinerario è tra i più ricchi dell'intera Sardegna in termini di diversità: isole, borghi, storia mineraria, gastronomia d'eccellenza.
Si parte dal porticciolo turistico di Sant'Antioco, l'isola collegata alla Sardegna da un istmo millenario costruito dai Fenici sul fondale delle acque. Il centro storico conserva le tracce di Sulcis — la colonia fenicia del IX secolo a.C. — e il tophet, il cimitero delle urne votive più grande del Mediterraneo occidentale. Si cena a terra, poi si dorme a bordo nella rada protetta.
Dieci miglia da Sant'Antioco portano a San Pietro. Si circumnaviga l'isola in senso orario: sul versante meridionale, Punta delle Colonne presenta due faraglioni antropomorfi che emergono dal mare come monoliti dell'isola di Pasqua. La Bobba, Cala Mezzaluna, Capo Sandalo con il suo faro solitario: ogni angolo è un fondale cinematografico.
Carloforte è il porto di San Pietro: case pastello, carruggi che profumano di pesto ligure, dialetto tabarchino che suona come genovese del Settecento. Il ristorante Al Tonno di Corsa è una pietra miliare della gastronomia sarda: tonno alla carlofortina, bottarga fresca, pasta con il mosciame. Si beve il Carignano del Sulcis, il vino più antico della Sardegna.
Si naviga verso est fino a Porto Pino: la baia si estende per sei chilometri di sabbia bianca sormontata da dune altissime di pino d'Aleppo. Il piccolo porto di pescatori è raggiungibile solo via mare. Si ancora, si passeggia sulle dune, si torna a bordo al tramonto mentre il cielo si tinge di rosso sul Mediterraneo.
L'ultima giornata è la più spettacolare. Il Pan di Zucchero — 73 metri di calcare bianco che emerge dal mare come una cattedrale — si circumnaviga lentamente: grotte marine, fondali di quaranta metri di visibilità, gabbiani. Poi Porto Flavia: la galleria mineraria costruita nel 1924 a strapiombo sul mare, dove il minerale estratto veniva caricato direttamente sulle navi attraverso una condotta sul ciglio della falesia. Un'opera impossibile, perfettamente conservata.
Gastronomia del Sulcis a bordo
- Carloforte — Tonno alla carlofortina, bottarga fresca, pasta con il mosciame, Carignano del Sulcis DOCG
- Sant'Antioco — Couscous di pesce (eredità araba), cozze dello Stagno, pane carasau con olio sulcitano
- A bordo — Pecorino sardo di Osilo, mirto di Sardegna, fregola con arselle, salsiccia sarda alla brace
- Da acquistare — Bottarga di muggine di Cabras, miele amaro di corbezzolo, vino Vermentino di Sardegna DOC
Da Cagliari a La Maddalena:
il giro della Sardegna
Il MX-16 — ammiraglia di 55 piedi con due cabine matrimoniali e autonomia per traversate di alto mare — è l'unica barca che può trasformare il periplo della Sardegna in un'esperienza residenziale. Sette giorni, duemila chilometri di costa, dal Golfo degli Angeli alle Bocche di Bonifacio: un viaggio che molti sognano e che su un M-16 a diesel diventa non solo possibile, ma lussuoso.
Si salpa da Cagliari al mattino presto. Il Golfo degli Angeli con i fenicotteri, Nora e le rovine romane sull'acqua, le spiagge di Chia e Tuerredda nel pomeriggio. Il secondo giorno è per il Sulcis: Sant'Antioco, il periplo di San Pietro, la cena a Carloforte con il tonno e il Carignano. Notte in rada sull'isola.
Il Pan di Zucchero e Porto Flavia al mattino, poi la risalita verso nord lungo la Costa Verde: Piscinas con le dune più grandi d'Europa, la miniera abbandonata di Montevecchio che scende al mare, Torre dei Corsari. La Costa Verde è la Sardegna che nessuno conosce: nessun albergo, nessun ristorante, solo la macchia e il vento.
Quaranta miglia verso nord portano ad Alghero: la città catalana di Sardegna, dove si parla ancora il catalano medievale, le torri aragonesi cingono il centro storico e l'astice all'algherese è il piatto più famoso dell'isola. Ormeggio nel porto, cena sui bastioni al tramonto con le torri medievali illuminate.
A pochi miglia da Alghero, Capo Caccia precipita sul mare con falesie di trecento metri. Alla base, la Grotta di Nettuno: una delle più grandi grotte marine d'Europa, visitabile con il tender attraverso un ingresso stretto che le barche più grandi non possono percorrere. L'interno è un mondo di stalattiti e laghi sotterranei. Il pomeriggio è per la Baia di Porto Ferro, deserta e protetta.
La Spiaggia della Pelosa, a Stintino, è la copertina della Sardegna: sabbia bianca, acqua verde acquamarina, la Torre della Pelosa sullo scoglio. L'Isola dell'Asinara — ex carcere di massima sicurezza, oggi parco nazionale — si raggiunge con escursione guidata: i suoi asini albini pascolano liberi su una costa che nessuno ha trasformato da decenni.
L'ultimo giorno risale verso le Bocche di Bonifacio: Santa Teresa di Gallura con la Torre di Longosardo, il vento che fischia tra gli scogli delle Bocche, la Corsica che si avvicina all'orizzonte. Si entra nell'arcipelago della Maddalena da nord, dal lato delle Bocche: il panorama più bello di tutto l'itinerario. Si ormeggia a Palau: il giro della Sardegna è completo.
"Il giro completo della Sardegna è uno dei viaggi più ambiti del Mediterraneo. Con il M-16 a diesel Volvo Penta, un solo rifornimento ad Alghero è sufficiente per completare l'intera rotta senza ansia di autonomia."
del navigatore in Sardegna
| Aspetto | Sardegna del Nord | Sardegna del Sud |
|---|---|---|
| Tipologia | Navigazione insulare, arcipelago, scogli granitici | Navigazione di costa, spiagge lunghe, arcipelago sulcitano |
| Atmosfera | Jet set, parco nazionale, acque bicolori, mondano e selvaggio | Selvaggio, silenzioso, storico; meno frequentato del nord |
| Ormeggi | Porto Cervo, Palau, Cannigione: ben attrezzati e molto frequentati | Cagliari, Sant'Antioco, Carloforte: buona disponibilità |
| Punti forti | Spiaggia Rosa, Cala Coticcio, Costa Smeralda, Tavolara | Tuerredda, Carloforte, Pan di Zucchero, Porto Flavia, Chia |
| Gastronomia | Spaghetti all'astice, fregola, Vermentino di Gallura | Tonno carlofortino, bottarga, Carignano del Sulcis |
| Modello ideale | MX-11 Spider, MX-12 Gran Sport, MX-13 Gran Coupé | MX-12 Gran Sport, MX-14 Classic, MX-16 / M-16 |
La Sardegna
non si visita. Si naviga.
I Greci la chiamavano Ichnusa, «la sandalata», per la forma del suo profilo. I Fenici la scelsero come avamposto del Mediterraneo occidentale. I Romani la colonizzarono, i Saraceni la corseggiarono, i Piemontesi la governarono. Ma la Sardegna ha sempre guardato il mare con un'autonomia antica, come chi sa di non aver bisogno di nessuno per essere sé stessa.
Un Maxi-Rib Magazzù non porta i turisti in Sardegna: porta i navigatori. La differenza sta in dove si arriva — non al pontile del traghetto, ma alla Spiaggia Rosa di Budelli — e in come si arriva — non con centinaia di altri passeggeri, ma soli, o quasi, con i motori che si spengono nel silenzio di una cala che non ha nome sulle mappe.
La Sardegna è una delle isole più belle del Mediterraneo. Bisogna però meritarsela.






